Locandina-trailer-Suoni-in-Apromonte


“… ai maestri della tradizione popolare che meriterebbero di insegnare la loro musica nei conservatori”

Diego Carpitella

 

I “Suoni” in Aspromonte sono preziosi portatori di una forte identità culturale. Si ascoltano, vividi e musicalissimi, dagli strumenti tradizionali, i canti, le danze, i riti, di anziani pastori e contadini, di remote comunità custodi di antichi saperi. Ma in questi ultimi anni molta della ricchezza culturale legata al territorio rischia di andare perduta, perché l’ultima generazione di una tradizione orale fin qui compatta si sta spegnendo, e molto si sta trasformando con l’arrivo inesorabile della modernità. L’arte popolare del fare musica rischia di non essere più patrimonio riconosciuto della cultura calabrese, o peggio, finire nel silenzio di un vero e proprio oblio culturale.

Questo trailer rappresenta il primo estratto di un lungometraggio in lavorazione sulla musica tradizionale in Aspromonte, risultato di un’intensa ricerca sul campo, condotta con Mimmo Morello, musicista polistrumentista e ricercatore, seguendo gli echi di quei suoni arcaici legati alla sapienza artigianale dei costruttori e suonatori di strumenti, nei “sentieri” sonori tracciati sul territorio da molteplici declinazioni locali. La ricerca ha da subito assunto il carattere di una vera e propria campagna di registrazione, vicina nel metodo all’indagine etno-musicologica, sulle orme di quanti hanno studiato in passato le forme popolari della musica tradizionale. La forte motivazione artistica ha risposto di necessità al suono di un mondo, ricchissimo, a rischio di estinzione. La presenza accanto alla telecamera di un suonatore giovane e competente ha rappresentato un formidabile strumento di accesso e di dialogo in quelle realtà custodi del sapere tradizionale, spesso così isolate, instaurando via via quella complicità con i “luoghi” che solo la musica, con la sua universalità, è in grado di generare. Ci ha permesso di penetrare il tessuto di un quotidiano raro e semplice insieme, fatto di gesti tramandati, retaggio di una saggezza empirica, scaturita dal tempo.

Le riprese audio-video digitali sono state realizzate con una mini-troupe, che a bassi costi di produzione e alto grado di agilità, si è mossa nel meraviglioso paesaggio, dalle marine alle vette dell’Aspromonte, registrando momenti unici ed emozionanti, come i suoni irripetibili degli strumenti effimeri, o le sonate improvvisate accanto ai fuochi accesi di notte. La consapevolezza del mezzo cinematografico cattura così il ritmo della vita nelle sue manifestazioni più essenziali, in quel cinema dell’istante, giocato sul confine tra artigianalità ed espressività autentica di un popolo. Là dove il paesaggio è inscritto nei gesti dei protagonisti e la poetica del territorio scandita dalle usanze che odorano di sacro.

Il film “Suoni in Aspromonte” intende contribuire alla salvaguardia di questo patrimonio “immateriale”, documentandone la ricchezza e il fascino, e stimolando nelle nuove generazioni il desiderio di riscoprire le origini della propria cultura e il dovere di conservarla e valorizzarla. Molti giovani si stanno riavvicinando alla musica tradizionale, mentre gli ultimi detentori di quest’arte stanno scomparendo nell’indifferenza di gran parte della società calabrese, a favore di nuove formazioni etno-pop.  Il lavoro si muove nella prospettiva fondata dall’opera di importanti studiosi come Raffaele e Luigi M. Lombardi Satriani, Roberto Leydi, Alan Lomax, Diego Carpitella, Roberta Tucci, Antonello Ricci, ecc. con l’auspicio della costituzione di un archivio unico in Calabria per la catalogazione e la documentazione di tutte le espressioni della musica tradizionale, da sottoporre all’attenzione e alla salvaguardia dell’Unesco.

“… il figlio di Giove balza dalla rocca paterna giù sulla terra. Lì si toglie il copricapo e depone le ali, solo la verga conserva, e con questa, come un pastore, spinge per campagne fuori mano caprette rubate passando e sulle canne intona una canzone. Argo, il custode di Giunone, affascinato da quei suoni insoliti: «Chiunque tu sia,» dice, «potresti sedere con me su questa roccia: in nessun altro luogo c’è per le tue bestie più abbondanza d’erbe e, come vedi, anche l’ombra ideale per un pastore». Il nipote di Atlante si siede e, chiacchierando continuamente, lo intrattiene lungo il giorno e, suonando canzoni sulla zampogna, cerca di assopire quegli occhi sempre all’erta”. (Ovidio, Metamorfosi, libro 8 )

Nino Cannatà

 

 

Mi sembra, [un film] rivoluzionario, perché tira fuori una realtà che non era mai stata tirata fuori, sottolineata (a parte i miei documentari degli anni 50); invece si sente che ce n’è bisogno, perché è proprio il substrato della nostra cultura: questo Aspromonte che si vede, è come un fossile che viene alla luce e ci racconta la vita com’era, che non è una vita arretrata, rozza, incolta, ignorante, superstiziosa, era una vita completa che ci è stata tolta, che è stata sopraffatta, con brutalità, senza una necessità precisa, se non quella di celebrare questo Regno d’Italia.
Vittorio De Seta (estratto da un’intervista)


Suoni in Aspromonte è un documentario che conduce – in modo rigoroso e al tempo stesso poetico – dentro il mondo complesso e articolato dei musicisti popolari dell’Aspromonte, mostrando pratiche musicali e contesti culturali che hanno mantenuto nella contemporaneità l’armonia con la terra, il senso etico del vivere insieme, la gioia della creatività.
Antonello Ricci e Roberta Tucci (Università La Sapienza, Roma)


Promette di essere un bellissimo documentario. La fotografia è raffinata ed inusuale, e naturalmente la musica e la polifonia calabrese non hanno eguali. 
Anna Lomax Wood
(Presidente Association for Cultural Equity, NY, U.S.A.)

 

 


CREDITS

Regia e fotografia Nino Cannatà
Ricerca etno-musicologica Mimmo Morello
Montaggio Antonio Ivagnes
Studio editing Progetti Digitali
Ufficio stampa Patrizia Macrì

Prodotto da Nino Cannatà
Produzione Villanuccia – Sentieri del Suono 2009-2011
Con il patrocinio e il sostegno di Ente Parco Nazionale d’Aspromonte
Con il patrocinio del Dipartimento di Storia, Culture, Religioni, Sapienza Università di Roma

 

 

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